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Il giardino di Elizabeth – la recensione

“Il giardino di Elizabeth”, un romanzo autobiografico fresco e naturale, profumato e colorato. Boccata d’aria lontano dalla frenesia e dallo smog della città, fragranza di libertà e sensazioni, in un unico libro.



Appassionata di letteratura di fine ‘800, non potevo lasciarmi scappare la scrittrice M. A. Beauchamp, in arte Elizabeth von Arnim, autrice australiana cresciuta in Inghilterra, autrice di numerosi romanzi, tra cui Il giardino di Elizabeth – la sua prima opera – Un incantevole aprile e La fattoria dei gelsomini, opere dolci e gioiose, che hanno molto d’autobiografico.

Come già suggeriscono i titoli dei libri che hanno avuto maggiore successo, le trame ruotano attorno alla natura, nei suoi aspetti più immediati come in quelli evocativi. I colori, i profumi dei fiori, l’apertura, la sensazione di libertà che sono offerti dal giardino – a discapito della città – rappresentano efficacemente il solo, immenso messaggio che l’autrice vuole diffondere, il segreto che confessa ai suoi lettori: la gioia è lontano dal caos, è la pace del proprio giardino, con accanto le persone care.


La prima parte del romanzo…

Dando uno sguardo generale all’opera, si possono rintracciare due sezioni.

Le prime pagine del libro si soffermano sul fascino, sulle sensazioni scaturite dalla visione e dal vivere completamente immersi nel verde, durante la stagione più propizia per i profumi e i colori dei fiori.

Elizabeth, la protagonista assoluta, dopo aver vissuto per diverso tempo nella caotica Berlino, infatti, si trasferisce in Pomerania, regione nordica della Germania, culla di numerose culture. Qui – assieme alle tre figlie e al marito – si prenderà cura di un vecchio convento e del giardino ai suoi piedi, trasformando il luogo, prima desolato e malinconico, in una residenza di pace e gioia.

Con metodo e impegno, Elizabeth realizzerà una riserva naturale di cui godrà ogni singolo giorno, lontano dagli impegni che dovrebbero occupare una comune signora dell’epoca.

“La gente qui intorno è persuasa che io sia […] oltremodo eccentrica; perchè […] passo la giornata fuori all’aperto con un libro, e che occhi mortali ancora non mi hanno mai visto cucire o cucinare. Ma perchè cucinare, quando puoi trovare qualcun altro che cucina per te? E quanto al cucire, le domestiche orlano le lenzuola meglio e più in fretta di come potrei fare io, e tutte le varie forme di lavoro d’ago che hanno a che fare con il ricamo sono invenzioni del maligno per impedire alle persone sciocche di accostare il loro cuore alla saggezza

Elizabeth è una donna determinata, inguaribile romantica, alquanto anticonformista, estranea alla tradizionale visione femminile. Difendendo con coraggio l’evidente preferenza per lo studio e la cultura, piuttosto che le faccende domestiche, il romanzo è addirittura considerato esempio di femminismo e ribellione al sistema dominante, classico della letteratura tanto vicino alla famosa storia di Jane Eyre.


La seconda parte…

Se la prima parte del romanzo si concentra sulla descrizione del giardino, sui progetti dello stesso che occupano la maggior parte del tempo di Elizabeth, la seconda metà non è più un monologo di pensieri e interiorità. A scaldare il freddo inverno a casa von Arnim saranno due figure piuttosto singolari, le quali metteranno in moto riflessioni e atteggiamenti che mostreranno il lato sociale di Elizabeth.

Attraverso simpatie e antipatie, a volte evidenti, altre celate, le tre donne si scambieranno battute e usanze tradizionali tedesche e inglesi, offrendo al lettore ottimi spunti antropologici per entrare a pieno nello spirito e nella mentalità di quei paesi del nord Europa.

Nella parte più ultima del romanzo, poi, di fondamentale importanza è l’occasione in cui il marito di Elizabeth apre il discorso sfociante nella difficile questione di genere tipica dell’epoca, che difende uno smodato ed eccessivo maschilismo. Il lato rassicurante, però, è dato dalle condizioni di vita della protagonista che, come si ha modo di sperimentare durante la lettura, non sembrano rimanere oltremodo condizionate da tale pensiero.


In conclusione…

Nel complesso, si può definire Il giardino di Elizabeth una testimonianza di un passato e di un’epoca tanto affascinante quanto ottusa, ma anche un manifesto d’esaltazione per la vita di campagna. Un romanzo antico, ma ancora attuale, dove le abitudini frenetiche della città continuano a convincere migliaia di persone a tornare ad apprezzare la natura.

Una caratteristica singolare che merita due parole è l’affascinante modo dell’autrice australiana di trattenere il lettore alle pagine, nonostante non vi sia una trama solida e complessa da seguire. Sicuramente la ragione di tale successo si ritrova nello stile narrativo tipico dell’autrice, un vero modello della letteratura classica.

Recensione a cura di Sara Erriu

 

P.S. Chi volesse leggere il libro, ecco dove è possibile acquistarlo: Il giardino di Elizabeth.