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In La vetrina degli esordienti

La cattedrale di Jasper

Sull’opera…

 

Titolo: La cattedrale di Jasper

Autore: Cristiano Pedrini

Genere letterario: Narrativa

Editore: Selfpublishing

Anno di pubblicazione: 2018

Formato: Cartaceo ed ebook

Numero di pagine: 116

Acquisto: La cattedrale di Jasper.


La trama

La cattedrale di Jasper racconta la storia di Federico, esperto di marketing, non proprio soddisfatto della propria vita di prigioniero, vittima della propria interiorità e del proprio lavoro. Un giorno, quando si trasferisce in Inghilterra per un corso di studi universitari, conosce per chat Jasper. Chi è Jasper? Un amante della sua terra, delle sue leggende, della sua cattedrale. Ma qualcosa unirà Federico e Jasper, due mondi apparentemente diversi.


L’estratto…

 

Nonostante la sua mente avesse bisogno del dovuto riposo, per Federico rimettere in
ordine la confusione che imperava incontrollata nei suoi pensieri era una priorità che non
poteva né voleva ignorare. E del resto, anche se fosse riuscito a debellare quella marea di
pensieri, gli sarebbe bastato volgere lo sguardo alla sua destra e scorgere quel corpo disteso
accanto a lui per farli riesplodere incontrollati.
Rivolse il capo al soffitto osservando la lampada spenta prima di tornare per l’ennesima
volta a fissare la radiosveglia sul comodino. Si accorse, con sconforto, che erano passati solo
pochi minuti dall’ultima volta che aveva controllato l’ora. La notte era ancora lunga purtroppo.
Che diavolo ti è venuto in mente… Sospirò profondamente.
Si massaggiò le tempie, cercando di controllare il respiro che sentiva più veloce che mai. Ma
cosa avrebbe potuto fare di diverso?
Una domanda che continuava a ripetersi come un disco rotto mentre si ritrovava di nuovo a
fissare il soffitto della camera. Non riusciva ad accettare la sua stessa risposta, pronunciata
solo poche ore prima davanti al ragazzo che si era ritrovato sulla soglia di casa.
La sorpresa nel trovarsi di fronte a quel volto – ammirato all’infinito davanti allo schermo
del suo laptop o allo smartphone, fantasticando all’idea, un giorno, di poterlo presentare come
il suo ragazzo ideale – era stata alimentata dal sorriso imbarazzato di lui, il quale era rimasto
in silenzio.
Un sorriso che si rispecchiava in quell’espressione impacciata, mostrandosi capace di
creare un magia alla quale Federico sapeva di non riuscire a sottrarsi come invece avrebbe
dovuto.
Erano i suoi occhi dolci e comprensivi dello stesso colore delle nocciole?
I suoi folti capelli castani che tentavano di incutere, con quel taglio, un segno improbabile
della sua ribellione?
Le sue labbra piene che con quel tono rosato riuscivano a stuzzicare le sue fantasie?
Cosa rendeva Jasper capace di mandare in frantumi la ferrea volontà che aveva, fino a poco
prima, guidato i suoi passi e le sue azioni?
Gli occhi di Federico erano scivolati verso il basso, per osservare il borsone sorretto dalle
sue mani arrossate; le stesse che più di una volta aveva visto sollevare per salutarlo al termine
delle videochiamate settimanali. Mani dalle dita lunghe e affusolate, impreziosite
dall’incarnato roseo sul quale spiccava un braccialetto d’argento.
«Ciao…» lo aveva salutato il ragazzo, cercando di vincere l’imbarazzo di quella situazione.
Il ricordo dell’incontro si spense sopraffatto dal mormorio del suo ospite che attirò
l’attenzione di Federico. Vide lo stesso volto, immerso nel silenzio del sonno e sprofondato nel
cuscino, voltarsi verso di lui.
«Finalmente Jasper è qui, accanto a me…» L’uomo sorrise allungando la mano verso di lui.
«Quante volte ho sognato questo momento e ora…» le sue dita si fermarono a poca distanza da quel viso, «… ora tutto sembra terribilmente reale.»
La sua mano si ritrasse, scomparendo sotto le coperte. Una fuga che non avrebbe certo
potuto replicare con altrettanta semplicità l’indomani. La quiete della notte, che tutto aveva
ovattato attorno a lui sarebbe scomparsa, lasciandolo davanti a una decisione che non
avrebbe potuto rinviare a lungo.
La notte porterà consiglio si disse, chiudendo gli occhi nella speranza che il buio potesse
offrigli l’atteso riposo e con esso le risposte che desiderava.