Crossroads racconta la storia di una famiglia americana degli anni Settanta tra tradimenti, crisi adolescenziali e sensi di colpa. Un romanzo magnetico


Un matrimonio in crisi, tre figli alla ricerca della propria strada nel mondo, una famiglia che rischia di spezzarsi da un momento all’altro. Crossroads (Einaudi, 2019) di Jonathan Franzen è un romanzo che si scopre poco per volta nella sua ricchezza.

Al centro c’è una famiglia americana degli anni Settanta, gli Hildebrandt: la sensibile Becky, l’enigmatico Clem, il disturbato Perry, il piccolo Judson, la madre Marion e il padre Russ. Una storia familiare da costruire lentamente guardando attraverso lo spioncino della porta e unendo i frammenti di vita sparsi qua e là tra passato e presente.

I ricordi che tornano in superficie dal passato dei due genitori – episodi più o meno drammatici – finiscono inconsciamente per mescolarsi e fondersi con i problemi del presente, creando un ritratto familiare ricco, vivido e mai banale.


Crossroads, un romanzo a tutto tondo

Crossroads è un romanzo completo: all’interno c’è la crisi matrimoniale che molte coppie si trovano ad affrontare; c’è la confusione adolescenziale, la relazione spesso conflittuale tra fratelli e sorelle, ci sono i primi amori, le sbandate, lo spirito competitivo, il senso di colpa. In tutto questo vengono toccati anche aspetti più universali come i valori religiosi e la questione ambientale.

Dopo aver raccontato la famiglia disfunzionale dei Lambert ne Le correzioni, Franzen costruisce un romanzo altrettanto potente, che cattura con la sua scrittura saggia, capace di attraversare la superficie e penetrare nella profondità delle situazioni, nella psicologia dei personaggi.

La precisione e l’acume nel dipingere i tratti psicologici dei diversi membri della famiglia Hildebrandt donano alla storia la varietà compositiva che contraddistingue la realtà, delineando un quadro familiare complesso che, nonostante sia degli anni Settanta, risulta tutt’altro che polveroso.


Una storia per (e di) tutti

A catturare fin da subito l’attenzione è il personaggio di Russ, pastore di una chiesa locale che si invaghisce perdutamente di una parrocchiana. Un desiderio clandestino che metterà a dura prova la sua fede religiosa, il matrimonio e il rapporto con i figli. Piano piano la scena si allarga e si proietta nelle vite dei suoi figli e nei segreti della moglie che, dopo anni di invisibilità, decide di reagire inaspettatamente.

Una trama di fili che l’autore giostra in modo sapiente, conducendo il lettore a riflettere su un interrogativo preciso. Nella vita è meglio seguire il proprio istinto (anche a costo di far soffrire gli altri) o la morale (e fare del male a se stessi)? Un quesito che invita a una considerazione fondamentale, in grado di influenzare le scelte di ogni giorno.

L’universalità e la grande eterogeneità contenuta nel romanzo rende Crossroads una lettura adatta a chiunque, coinvolgendo il ragazzo come la ragazza, l’adulto e l’anziano. Ogni lettore può così provare a immedesimarsi nei personaggi, appassionarsi alla storia degli Hildebrandt come se si stesse seguendo una soap opera, per poi scoprire una trama densa e arricchente.

Infine, non si possono trascurare le descrizioni, che rendono ancora più godibile e realistico il romanzo. Grazie alla sua attenzione per i dettagli, Jonathan Franzen riesce a dare un carattere di tridimensionalità a luoghi, situazioni e soprattutto ai personaggi.

Recensione a cura di Sara Erriu

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