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In Editoria

Editoria nell’anno della pandemia: dati italiani positivi con un +2.4%

Una delle migliori performance a livello europeo


Nell’anno della pandemia, l’editoria di varia è cresciuta del 2,4% raggiungendo gli 1,54 miliardi di euro a prezzo di copertina.

A dirlo è l’Associazione Italiana Editori che accoglie i dati editoriali del 2020 come “una delle migliori performance a livello europeo, grazie all’impegno degli editori – che nei mesi più difficili hanno continuato a investire -, dei librai, del Governo e del Parlamento che hanno varato un vasto piano di aiuti e scelto di considerare per la prima volta il libro bene essenziale, permettendo così di tenere aperte le librerie durante i lockdown”.


Diamo i numeri

Nel dettaglio questi dati si riferiscono all’analisi di mercato realizzata dall’Ufficio studi AIE in collaborazione con Nielsen, in occasione della giornata conclusiva del XXXVIII Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri.

Ed è così che l’Italia chiude con il segno più: “Nel 2020 le vendite di libri cartacei sono cresciute dello 0,3% a prezzo di copertina, toccando 1,43 miliardi – fanno notare dall’Aie – La crescita è ancora più marcata, pari al 2,4%, se si considerano e-book (cresciuti del 37% a 97 milioni) e audiolibri (+94%, 17,5 milioni). Grazie a questi aumenti, la lettura e l’ascolto digitale valgono oggi il 7,4% delle vendite del comparto varia“.

Ancora più significativa è la crescita in termine di copie (+2,9%), dove il +36,6% degli e-book ha più che compensato il leggero calo delle copie di libri (-0,8%). Nel complesso, gli italiani hanno acquistato 104,5 milioni di libri, al netto degli audiolibri per i quali non possiamo avere un valore “a copia”, perché in prevalenza acquistati in abbonamento.


L’online

Dietro questi numeri positivi si cela, tuttavia, uno scenario complesso. Le librerie – e più in generale i canali fisici – cedono quote di mercato all’online che dal 27% del 2019 cresce fino al 43%. “Da segnalare la concentrazione di una larga fetta delle vendite nelle mani di un solo operatore” sottolineano dall’Associazione Italiana Editori.

I canali fisici, però, hanno recuperato terreno rispetto all’online nel corso dell’anno, passando dal 52% di aprile al 57% di fine dicembre”. In questo panorama, è da evidenziare la particolare difficoltà delle librerie di catena, di quelle che si trovano nei centri turistici delle città d’arte, all’interno dei centri commerciali, stazioni ferroviarie e aeroporti.


L’Europa come se la cava?

Guardando all’estero, il dato positivo italiano (+0,3%), esclusi e-book e audiolibri, risulta superiore a quello di Francia e Germania, che calano rispettivamente del -2% e del -2,3% e poco inferiore a quello spagnolo (+1%). Secondo i dati, Regno Unito (+5,5%), Olanda (+7%) e Finlandia (+2%) – tra i Paesi che ad oggi sono in grado di fornire questi dati – fanno significativamente meglio dell’Italia, mentre crolla il Portogallo (-19%). “I nostri dati erano in linea con Francia e Germania fino ad ottobre –, ha ricordato Levi durante la presentazione dell’analisi – è stata l’apertura delle librerie durante l’ultimo lockdown a fare la differenza”.

“Regno Unito, Olanda e Finlandia sono rappresentative di un Nord Europa che è andato molto bene grazie alla concentrazione dei consumi culturali sul libro e alla crescita impetuosa dell’e-commerce – spiegano dall’Aie -; il caso del Portogallo non differisce invece da quello di altri paesi del Sud e Est Europa dove l’e-commerce è ancora poco sviluppato. Il calo delle vendite in libreria è l’elemento, preoccupante, che accomuna tutti i paesi dell’Unione.

“In questo quadro – spiega ancora Levi –, il nostro Paese si è distinto per il vasto piano di sostegno pubblico che è stato ottenuto anche grazie a una stretta collaborazione tra l’associazione degli editori, quella dei librai e quella dei bibliotecari. Una collaborazione che ha portato a misure, prese a modello in Europa, che hanno al centro lo stimolo alla domanda, pubblica e privata”.


E l’editoria scolastica con la Dad?

L’editoria scolastica, il cui ruolo è stato fondamentale nella didattica a distanza, ha avuto un anno condizionato dal limitato rinnovo delle adozioni – affermano dall’Associazione Italiana Editori – Meglio è andata l’editoria universitaria, per la valorizzazione del libro nella didattica a distanza e perché il lockdown ha ridotto il fenomeno delle fotocopie pirata, un problema che si ripresenterà alla riapertura, aggravato dalla preoccupante crisi delle librerie universitarie”.

Per concludere, da ricordare le difficoltà di settori molto specifici del comparto, come l’editoria d’arte, quella turistica e professionale giuridica.