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“Invisibili”: come un mondo a misura d’uomo trascuri i dati al femminile

Invisibili - il blog dell'editore

Un vuoto di dati nella medicina, nella sicurezza e nel lavoro che può avere in molti casi tragici epiloghi


Siamo invisibili. Fantasmi senza corpo, esigenze, abitudini. Sì, lo so che ti stai toccando Giulia, Elena, Margherita, eppure Caroline Criado Perez – giornalista, scrittrice e attivista britannica – non è impazzita, ha solo sott’occhio tutti i dati (inesistenti) raccolti nel corso della storia e nel mondo riguardo proprio le donne. E cosa ci dicono? Semplicemente non dicono. Non dicono nulla sulla sicurezza della donna in auto, sugli effetti delle medicine in un corpo femminile, sulla presenza delle donne nel lavoro, su come la tecnologia sia rivolta a un solo senso e così via. In poche parole siamo vittime del gender data gap.


Rischi in vista…

E che cosa genera questa terribile “abitudine”? Condizioni di vita peggiori, minor benessere psicofisico ed economico, maggior rischio (e paura) a prendere mezzi di trasporti da sole, con una serie di altri problemi che implicano in molti casi anche tragici epiloghi.

Molti uomini storceranno il naso dicendo: “Ma come? Non volevate la parità? Perchè disgregare i dati maschili da quelli femminili? Siamo tutti uguali!“. La giornalista Perez in “Invisibili” afferma: “Se le donne sono estromesse dall’universo dei dati non è colpa del sesso (biologico), bensì dal genere (significato sociale)”. Perchè è quindi importante raccogliere e differenziare i dati? Perchè il corpo della donna è biologicamente diverso da quello di un uomo, per peso, altezza e biologia interna (struttura corporea, ormonale, ecc.).


Alcuni esempi pratici…

Fino ad ora è stato dimostrato, ad esempio, che il ciclo mestruale incide sugli effetti degli antipsicotici, degli antistaminici e degli antibiotici, nonchè di alcuni farmaci per curare le cardiopatie; che certi antidepressivi hanno effetti diversi a seconda delle fasi del ciclo e che ci sono terapie farmacologiche che possono causare alterazioni del ritmo cardiaco. Un rischio che può rivelarsi anche fatale. Inoltre, lo smaltimento corporeo degli stessi farmaci è differente tra uomo e donna.

Ma ancora, una mentalità uomo-centrica testa la sicurezza fisica in modo standardizzato: i giubbotti antiproiettili si rivelano troppo pesanti e ingombranti per una donna di corporatura più minuta, calibrati sul modello di uomo con un peso 70 kg e un’altezza compresa tra 1.70 e 1.80 m, come i manichini utilizzati nei crash-test automobilistici.


Il bisogno di cambiare le cose

In questo libro, quella avviata – con non poche difficoltà – dalla scrittrice britannica è un’indagine di assenze che, a catena, si riflette anche sulle minoranze: “Quando si tratta di donne di colore, o disabili, o di estrazione proletaria, l’assenza di dati diventa totale”. E questo vuoto illustra come si sia creato un “pregiudizio pervasivo e latente” che ha un riverbero profondo sulle condizioni di vita di ogni donna.

Riflettere su un mondo un po’ più a misura di donna potrebbe rivoluzionare l’urbanistica, alcuni oggetti di design per il lavoro e il tempo libero, alcuni criteri sanitari, e il tutto gioverebbe anche all’uomo!

Invisibili“, però, oltre a metterci di fronte una realtà spesso taciuta, strizza anche l’occhio a un futuro migliore: l’autrice infatti non esita a prevedere una possibile soluzione a lungo termine a questo attuale vuoto di dati. E’ il caso infatti di costruire una mentalità nuova che tenga conto della diversità e dell’arricchimento, che sviluppi una consapevolezza maggiore sul valore e sui difetti delle donne nel mondo.

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