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L’amore oltre la guerra: in “La moglie del prigioniero” una donna nei panni di un soldato

la moglie del prigioniero


La Seconda Grande Guerra. Tutti gli orrori e la distruzione che si è portata dietro: bombardamenti, genocidi, odio… e il costante terrore, come dice Primo Levi che “è avvenuto, quindi può accadere di nuovo”


Sono tante le storie e i libri che sono stati scritti per raccontare la follia di un uomo che ha sterminato i propri simili, su come hanno vissuto nei campi di concentramento e come gli è stata strappata la vita, l’anima, ingiustamente. Certo, un orrore così grande deve essere raccontato per cercare di fare in modo che non accada mai più.

Ma c’è una parte della storia della Seconda Guerra Mondiale che non è mai stata approfondita: quella del destino di centinaia e di migliaia di persone simile a quello che hanno subito i deportati. Sono i prigionieri di guerra catturati dalle guardie naziste, costretti a una vita di stenti nei campi di lavoro forzato (lager) dove, senza cibo né acqua, dovevano affrontare lavori pesanti, dormire in baracche sprangate all’esterno, condividere spazi e sofferenze, costretti a marciare fino allo stremo, al freddo e al gelo.

Potreste mai credere che tra quei soldati c’era anche una donna? Ebbene sì, “La moglie del prigioniero” di Maggie Brookes racconta la storia vera di due coniugi – Izzy e Bill – che la guerra ha fatto incontrare e che sono disposti a tutto pur di non perdersi. L’unica salvezza far passare Izzy per un soldato e sperare che questo stratagemma funzioni. La prima cosa a cui dovrà rinunciare saranno i capelli lunghi, in questa occasione verranno tagliati, poi si vestirà da uomo.

Un racconto dettagliato e struggente, che ripercorre il duro viaggio dei due innamorati alla mercè della follia nazista. Un incredibile racconto ispirato a una storia vera che lascia il lettore a bocca aperta, raccontata all’autrice da un anziano che ha vissuto in prima persona la guerra e a cui sono stati aggiunti degli elementi romanzati per rendere la vicenda ancora più avvincente.

Articolo a cura di Clarissa Montagna

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