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In Editoria

L’amore per i classici “minori”: i libri in cui ci rispecchiamo

La riflessione sviluppata dal Robinson


Curiosando sul Robinson di questa settimana, ho trovato una riflessione piuttosto interessante sulla tendenza attuale di riscoprire i classici della letteratura, ma in particolare i cosiddetti “classici minori“, appartati, ricordati solo quasi dal nome di un premio letterario come Giuseppe Berto, Marino Moretti e così via.

“Per i lettori l’amore è un classico” è il titolo dell’articolo di Filippo La Porta, che si occupa di portare l’attenzione sul rapporto di fascino che si instaura (ancora oggi) tra il lettore e i classici letterari anche minori.

Tuttavia, nonostante questa tendenza positiva, l’autore dell’articolo considera che “è necessario uno sforzo di mediazione culturale: i classici occorre farli parlare, altrimenti finiscono come i violini Stradivari gelosamente custoditi nella bacheca di Washington, che nessuno sa più suonare”.

E qui, il focus della riflessione. Perchè i classici minori – e non solo – piacciono così tanto?

“I classici ci tramandano qualcosa, premono sul nostro presente con le loro domande silenziose, si muovono incessantemente nella relazione con noi. Perciò è anche giusto accostarsi – anche un po’ arbitrariamente – a qualsiasi libro, di qualsiasi autore ed epoca storica, fuori e dentro il canone, come fosse stato scritto per noi, in quel momento là. Solo così infatti potremmo ricavarne ragioni di vita”