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Nel contagio – la recensione

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Una breve riflessione su come il Coronavirus stia cambiando le nostre vite. Ma soprattutto per farci riflettere su quanto il mondo sia interconnesso e globalizzato


“Siamo in balia di una forza microscopica che ha l’arroganza di decidere per noi. Ci ritroviamo compressi e rabbiosi, come imbottigliati nel traffico, ma senza nessuno attorno. In questa stretta invisibile, vorremmo tornare alla normalità, sentiamo di averne il diritto. D’un tratto la normalità è la cosa più sacra che abbiamo”


Nel contagio è una breve riflessione sviluppata dallo scrittore e fisico Paolo Giordano (autore de “La solitudine dei numeri primi”), e disponibile in formato cartaceo, ebook e audiolibro. Si tratta di un progetto in collaborazione con Il Corriere delle Sera ed Einaudi, che devolve i proventi dell’autore a due borse di studio per indagare l’epidemia.

Il libro, composto da una sessantina di pagine, propone al lettore una piccola riflessione sul virus che sta modificando radicalmente le abitudini di qualsiasi uomo e muovendo l’azione di – solo per citarne alcuni – matematici, medici, epidemiologi, sociologi, psicologici, antropologi.


“Stiamo affrontando un intervallo di sospensione della quotidianità, un’interruzione del ritmo […]. Scuole chiuse, pochi aerei in cielo, passi solitari ed echeggianti nei corridoi dei musei, dovunque più silenzio del normale. Ho deciso di impiegare questo vuoto scrivendo.. Per tenere a bada i presagi, e per trovare un modo migliore di pensare a tutto questo. A volte la scrittura riesce a essere una zavorra per restare piantati a terra. Ma c’è anche un altro motivo: non perdere ciò che l’epidemia ci sta svelando di noi stessi”.


Il Coronavirus, infatti, ci obbliga a pensare che “l’epidemia cambia se cambiamo noi, se abbiamo smesso di andare in ufficio, se manteniamo le distanze”, se usciamo di casa solo per esigenze necessarie. Ma questa pandemia ci insegna anche una cosa importante, se non fondamentale: “Il contagio è la misura di quanto il nostro mondo è diventato globale, interconnesso, inestricabile“. L’uomo, infatti, oggi più che mai è un essere sociale, membro di una comunità, che ne include infinite altre. E in questa occasione lo comprendiamo bene, poichè ogni scelta individuale riguarda o ricade sull’altro (sulla sua salute, in taluni casi sulla sua sopravvivenza).

Ma questa epidemia – ci racconta Giordano – ci fa anche scoprire la paura, ma non tanto di ammalarci, di “tutto quello che il contagio può cambiare. Di scoprire che l’impalcatura della civiltà che conosco è un castello di carta. Ho paura dell’azzeramento, ma anche del suo contrario: che la paura passi senza lasciarsi dietro un cambiamento”.

Ma Giordano in questo instant-book ci rivolge un invito importante, quello di pensare: “il tempo della quarantena è l’occasione per farlo, ma per pensare cosa? Che non siamo solo parte delle comunità degli esseri umani. Siamo la specie più invadente di un fragile e superbo ecosistema”. Il fisico e scrittore non lo nasconde: quanto ci sta accadendo “non è un accidente casuale nè un flagello. E non è affatto nuovo: è già accaduto e accadrà ancora“.