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Nel paese dei batimbo – la recensione

Nel paese dei batimbo

Una terra di sofferenza dove la speranza e i sorrisi dei bambini non sono mai stati così intensi


Paradossalmente, in quell’angolo sperduto del mondo, un luogo dove si respirava la miseria, in cui ancora si moriva di fame e di malaria e le case erano misere capanne con il pavimento di terra nuda, si sentì a casa

Ti entra sottopelle fino a scorrere nelle vene la storia di Carolina, una giovane neolaureata che, per scappare da un amore si rifugia in Africa, in Burundi, per donare il proprio contributo di dottoressa in una ONG, per sentirsi utile e pensare agli altri, più che a se stessa e alle proprie “pene d’amore”.


Una terra che ti conquista

In quella terra rossa, abitata dai colori sgargianti degli abiti femminili, da sorrisi e sguardi innocenti, la protagonista non può che innamorarsi e orientare ogni giorno verso il bene del prossimo e dei più bisognosi. In quella terra dove ci si ammala (troppo spesso si muore) ancora di malaria, di dissenteria, di HIV; dove i bambini raccolgono l’acqua del fiume e la portano fino al villaggio; dove le donne e gli uomini (spesso denutriti) coltivano la terra e lottano per sopravvivere.

In quel luogo l’Africa era nera per davvero e di bianco si vedevano solo i sorrisi dei bambini. Un mondo che appariva lontanissimo dal suo, ma per la prima volta si sentiva davvero importante per qualcuno


Incontri speciali

In quella terra “che si individua a malapena sulla cartina geografica”, Carolina conosce persone fantastiche, che sente incredibilmente vicine, a volte condividendo, a volte ascoltando, a volte intervenendo sulla loro storia fatta per lo più di sofferenza, nonostante la speranza e il sorriso non tardi a mancare.

A volte mi sembra che siamo noi gli assurdi, i folli, anzi loro, siano i saggi. Forse siamo noi che abbiamo rovinato questa gente. Noi che abbiamo voluto portare l’Occidente e abbiamo distrutto una cultura millenaria. […] E’ vero, ci sono tante cose belle nella nostra civiltà, eppure da noi ci sono molti infelici. Qui al contrario vedo la voglia di vivere, l’allegria nonostante i mille problemi.

C’è il piccolo Amid e la piccola Izuba, il “sognatore” Abel, che, “ammaliato dalle sirene che promettono l’eden” in Europa, ha deciso di lasciare l’Africa per assicurare alla figlia e a se stesso un futuro migliore, nonostante le verità (ormai ben conosciute) raccontate da Carolina circa il traffico di esseri umani, di droga e di armi. Ma ancora Gabriella, suor Giulia e suor Maria, Gilberto


Non si sfugge mai a se stessi

Tuttavia, nonostante il potere ammaliante dell’Africa, Carolina non potrà non sentire il richiamo della propria terra, del calore della sua famiglia, dei suoi affetti, di un amore mai spento, che ha bisogno di maturare.

Ma quel paese dei batimbo, dei picchiatori di tamburi che vengono suonati in occasioni di festività e cerimonie sacre, sarà sempre parte di lei.