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Lo strano viaggio di un oggetto smarrito – la recensione

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito

di

Salvatore Basile

Il romanzo che propongo oggi narra la storia di Michele, ragazzo timido e rassegnato che, a causa di un abbandono ingiustificato da parte di sua madre, si ritira in solitaria in una casetta dentro la stazione di Miniera di Mare.

Michele, per troppi anni, assieme ai numerosi oggetti dimenticati sul treno dai pendolari, consuma i suoi giorni, oppresso da un devastante senso di abbandono, che finisce per condizionare ogni suo pensiero e modo di affrontare la quotidianità.

Un giorno però, qualcosa rompe la staticità della narrazione. Una ragazza tutta strana, dotata un’allegria confusionaria, spinta dal ritrovare un paio di guanti lasciati sul treno, piomba nella vita di Michele e, a poco a poco, la anima di entusiasmo e di coraggio, tanto da incitare il giovane a trovare la verità, la madre, la donna che lo ha abbandonato senza una spiegazione.

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Durante questo viaggio, tra il reale e l’introspettivo, Michele si troverà ad affrontare un percorso di formazione piuttosto singolare, che sfocerà nella scoperta della verità di quell’abbandono.

Tramite uno stile semplice, che ha molto del fiabesco, e un crescere di descrizioni che presentano ambienti, situazioni e psicologie sempre più dettagliate, quasi alla stregua di sceneggiati televisivi, l’autore riesce a delineare via via una storia sempre più appassionante e coinvolgente, che riesce a essere malinconica e allo stesso tempo ricca di speranza.

Consiglio “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” a tutte quelle persone che hanno perso qualcosa, che si sono messe in pausa, che hanno paura di affrontare il dolore, ma anche a coloro che amano la vita, che riescono a trovare il lato buono in ogni cosa, ai romanticoni, a coloro che vogliono leggere una bella storia e rimanerne affascinati.

Recensione a cura di Sara Erriu

 

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