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“People watching in Rete”: come l’etnografia digitale ci fa capire le persone sul web

People watching in rete

Perchè le persone decidono di far parte di una comunità virtuale e condividere le proprie esperienze?


Il mondo è un palcoscenico e gli uomini sono attori, ma alcuni devono essere anche spettatori. E questi ultimi sono quelli più dotati di ricchezza interiore

People watching in Rete” di Alice Avallone, edito Franco Cesati Editore, si concentra proprio su questi ultimi, sugli “osservatori curiosi”, che non si stancano di scavare nelle abitudini e nei comportamenti delle persone (anche in rete).

Avrete sicuramente sentito parlare dell’antropologia, quella disciplina che si occupa di studiare (in particolare tramite l’osservazione diretta e prolungata nel tempo) i popoli immersi nella propria cultura/etnia.


Cosa si intende per etnografia digitale?

Come ben sapete, anche le discipline si evolvono – o sarebbe meglio dire – allargano i propri campi di studio nel corso degli anni. E’ il caso dell’etnografia digitale. A proposito di questa “nuova” disciplina ne ha parlato la docente e osservatrice Alice Avallone nel saggio/manuale intitolato “People watching in rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale”, all’interno del quale, oltre spiegare con esempi esplicativi cosa sia l’etnografia digitale, offre una sorta di guida per cimentarsi nell’analisi etnografica in autonomia, e allenare lo sguardo.

L’autrice si è approcciata alla disciplina nel 2003, dopo la laurea in Lettere a Genova e quella in Pubblicità a Torino, quando ha iniziato a osservare le persone, fotografando i pendolari e immaginando le loro storie nel suo blog “Visioni Binarie”. Combinando insieme scienze sociali e ricerca digitale per comprendere le relazioni degli utenti in rete è nata così la passione per questa disciplina “moderna”.


Il comportamento delle persone in rete

Perchè le persone decidono di far parte di una comunità virtuale e condividere le proprie esperienze? Con che linguaggio si relazionano sui social? Quali sono i loro usi, costumi, rituali? Da queste domande parte l’indagine osservativa, con la stesura di una riflessione tesa a comprendere i comportamenti umani in rete (all’interno di una community, di un gruppo Facebook, come frequentatore di un blog o di un profilo di un personaggio famoso che sia un cantante o un politico), attraverso l’ascolto, l’osservazione e l’annotazione di appunti.

L’etnografia digitale è dunque uno strumento per capire il mondo di oggi, che viviamo quotidianamente tra le finestre del browser sul nostro computer e le applicazioni mobile sullo smartphone


In più è meglio

Questa disciplina tuttavia non attinge metodologie e riflessioni solo dalle scienze umane, ma anche dall’informatica, dalla geografia e dal marketing. Il risultato? Un’analisi frutto di un mix di discipline che si scambiano la voce in modo armonico. Stabilire l’area geografica di un campione di persone sotto osservazione permette di comprendere, infatti, quali siano i linguaggi digitali (emoji, gif, meme, testo), le applicazioni, i siti utilizzati per la maggiore in un determinato luogo della Terra e spiegarne la ragione.

Come accennato, l’etnografia digitale ha un ruolo importante anche nel marketing: “completa il suo lavoro portando alla luce le abitudini dei consumatori che scelgono di usare un prodotto o un servizio, per poi eventualmente venderlo (ancora) meglio”, con l’utilizzo del servizio di Google Analytics che rende note le statistiche dei siti web, offrendo dati precisi sui numeri di accesso suddivisi per supporto tecnologico, browser, età anagrafica e provenienza geografica. Ma anche rendendo note informazioni “comportamentali” come le parole più cercate all’interno del sito, il tempo di permanenza su un determinato contenuto e il percorso tra le pagine web più battuto partendo dalla home.

Ad esempio, osservando i comportamenti, i sentimenti, le emozioni (che spesso sui social vengono esternati liberamente) in un forum online di pensionati che si scambiano consigli su come rendere memorabile una vacanza con i nipotini, l’osservatore potrebbe aiutare a modellare una campagna pubblicitaria in una località turistica, adattando il servizio ai bisogni del target preso in esame.


Gli influencer sotto la lente d’ingrandimento

Il metodo d’indagine, infine, si può sviluppare anche nei confronti dei gruppi online che si formano intorno a una sola persona o a un brand. In questo caso, però, è opportuno focalizzare il proprio sguardo sul soggetto, studiando il linguaggio con il quale si relaziona, come si comporta e quali pattern ricorrono nella scrittura o nei suoi contenuti audiovisivi. L’osservazione cambia così dalla community alla singola persona (influencer), in modo da comprendere conseguentemente il gruppo che lo segue.

L’aspetto più curioso è che l’analisi si può effettuare su qualsiasi influencer, dalla fashion-blogger con più follower al mondo, al politico, alla modella impegnata h24 nelle sue storie su Instagram. Nel libro gli esempi non mancano, con un occhio puntato sul mondo narrativo di Trump, che non passa inosservato dall’autrice del volume.

Dal tono di voce alle espressioni più utilizzate, dai soprannomi dati al modo di lodare le persone, dal negare all’attaccare, Alice Avallone mette a nudo le tattiche comunicative, gli elementi retorici, sintattici e lessicali dei discorsi del leader americano, il tutto per offrire ai lettori lo sguardo giusto per riuscire in un secondo momento a realizzare un’analisi di etnografia digitale in autonomia.