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“Una stanza tutta per sè”, e se provassimo a goderne in un altro modo?

Frutto di due conferenze che potremmo definire “femministe”, tenute nei primi del Novecento da Virginia Woolf, questo discorso si adatta perfettamente a una lettura in autonomia accostata all’audiolibro


“E’ un testo nato per essere detto di fronte a un pubblico, per essere modellato dalla voce, volubile, complice delle parole pronunciate”. Ciò che scrive Marisa Bulgheroni, nella prefazione a “Una stanza tutta per sè” di Virginia Woolf (edito Feltrinelli) si confà perfettamente a quella che si potrebbe dire un’esperienza di lettura totalizzante.

Il saggio che l’autrice ha fondato su due conferenze tenute a Cambridge nell’ottobre del 1928, che ha preso poi le forme di un vero e proprio libro, è perfetto per una lettura e un ascolto in simultanea. Sulle piattaforme di audiolibri non è difficile trovare la lettura di “Una stanza tutta per sè” – dal ritmo incalzante è la voce di Manuela Mandracchia – che può essere benissimo accostata al seguire l’ascolto direttamente sulle pagine.

Le parole di questo pilastro “femminista”, firmato Virginia Woolf, scandiscono un flusso del pensiero che non è per nulla desueto e “impolverato”, ma una trattazione facile da seguire e ricca di spunti di riflessione scaturiti da una serie di rimandi storici a personaggi e testi della letteratura, oltre aneddoti personali dell’autrice.

“Una stanza tutta per sè” non può che essere definito un grande contenitore senza tempo per comprendere quanto, alla fine dell’Ottocento, le donne con aspirazioni nella scrittura avessero di fronte a loro ostacoli – spesso insuperabili – come l’impossibilità di accedere allo studio al pari degli uomini, la mancanza di spazi fisici (una stanza tutta per sè, appunto) e di tempo da ritagliarsi per la letteratura. Il tutto connesso a un aspetto economico che non può essere trascurato.

Sicuramente questo testo ha fatto da spartiacque per una riflessione e un’esortazione che ha condotto le donne a rivendicare i propri diritti. Le parole di Virginia Woolf, infatti, dopo un’analisi attenta del rapporto tra le donne e il romanzo, hanno puntato il microfono per rivolgersi direttamente alle donne e spingerle a essere il motore stesso del cambiamento, protagoniste di una realtà che dovrebbe saper combinare in armonia maschile e femminile.

“Una stanza tutta per sè” può essere così considerato un testo perfetto da gustarsi capitolo per capitolo, cullati da una voce che si confonde con quella dell’autrice, in una sorta di flusso di parole che conduce il lettore/ascoltatore a rimanere rapito dal ritmo e dal peso delle argomentazioni che in fin dei conti non può che essere fondamentale per sviluppare una maggiore consapevolezza anche dei nostri giorni.