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In Giornalismo/ Graphic novel/ Storie vere

Donne sul Fronte, la storia (ancora) poco chiara di Ilaria Alpi

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Curiosità e domande scomode finiranno per condurre la giornalista a entrare in un caso troppo grande e costarle la vita


Armi, veleni, verità interrotte. Sono queste le parole che descrivono meglio il destino della giornalista italiana Ilaria Alpi, assassinata a Mogadiscio nel 1994, insieme al suo collega fotografo Miran Hrovatin.

I due giornalisti erano entrati troppo a fondo in un’inchiesta tesa a chiarire un traffico internazionale di armi e rifiuti pericolosi e radioattivi in Somalia. Italia e Stati Uniti erano coinvolti. Tutto è stato messo a tacere, tanto che oggi non è ancora stata fatta chiarezza e giustizia sull’omicidio di Ilaria e Miran.


La storia riportata alla luce

A raccontare la storia della giornalista e fotoreporter italiana del TG3, Ilaria Alpi, sono stati la collega Lucia Guarano e l’artista Mattia Ammirati, che, unendo parole e immagini, hanno realizzato il secondo volume dei graphic novel della collana “Donne sul Fronte“, edita da Paper First con la collaborazione de Il Fatto Quotidiano.

Diverse testimonianze parlano di rifiuti tossici sepolti in profonde buche, di patologie come affezioni, allergie, difficoltà respiratorie ed irritazioni cutanee sospette, ma la verità di fatto giaceva nascosta proprio come i rifiuti sotterrati.

Ilaria Alpi, in realtà, si era recata in Africa per dedicarsi al racconto delle vittime di guerra, ma per la sua “curiosità e impertinenza a fare le domande scomode e non accontentarsi di risposte di circostanza”, ha finito per entrare in una faccenda e in un segreto a tal punto grandi da portare alla sua uccisione.

Muovendosi sul campo [Ilaria Alpi] si rende conto che c’è qualcosa che non quadra tra l’impegno in atto e i progetti che vengono realizzati. Viene anche a sapere delle inchieste che ci sono a Milano sugli stessi progetti […]. Va avanti. E lo fa, probabilmente, senza rendersi conto che ha messo un dito in un ingranaggio grande al punto da decidere di uccidere due giornalisti perchè sono diventati testimoni scomodi.

A raccontarlo nell’opera di graphic journalism Luciano Scalettari, giornalista investigativo e vicecaporedattore di “Famiglia Cristiana”, nonchè grande studioso del caso Alpi-Hrovatin, che all’interno del volume ha rilasciato un’importante intervista. Scalettari ha infatti pubblicato alcuni approfondimenti sulla vicenda come Ilaria Alpi, un omicidio al crocevia dei traffici e Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Depistaggi e verità nascoste a 25 anni dalla morte.


La verità ancora nascosta

Possibile che in tutti questi anni dall’uccisione dei due giornalisti non sia ancora uscita la verità? “Ci vorrebbe la volontà politica per raggiungere la verità – scrive Scalettari nell’intervista contenuta nel graphic novel – Io credo che le istituzioni italiane non abbiano mai in 26 anni mostrato una vera volontà di arrivare a chiarire il caso Alpi. Io ho cominciato a occuparmene nel ’98 e devo dire che, da allora, con una regolarità impressionante ogni volta che c’è stato un passo avanti, un avvicinamento alla verità, è puntualmente uscito qualcos’altro che ha annullato questa cosa, delegittimato, tolto l’inchiesta al magistrato che stava operando, emarginando il poliziotto che aveva trovato una pista”.

Ma forse ciò che sconvolge ancora di più è che “il caso Alpi ha coinvolto ‘solo’ due giornalisti, non è stata una strage con grandi numeri e quindi anche nell’immaginario collettivo fatichiamo a metterla dentro i misteri d’Italia” conclude Scalettari.