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“Il pericolo di un’unica storia”: come uno sguardo possa determinare un immaginario collettivo

Una riflessione arguta della scrittrice nigeriana Chimamanda, disvelata su TED e su questo breve saggio illuminante


“La mia coinquilina [americana] aveva un’unica storia dell’Africa. Un’unica storia fatta di catastrofi. In questa unica storia, non vi era alcuna possibilità che gli africani fossero in alcun modo simili a lei. Nessuna possibilità per sentimenti più complessi della pietà, nessuna possibilità di un rapporto alla pari tra esseri umani”

Questo è uno dei passaggi più emblematici del piccolo saggio che riprende la celebre conferenza TED del 2009, tenuta dalla nigeriana Chimamanda Ngozi Adiche, scrittrice a cavallo tra l’America e il suo paese d’origine.

L’intervento di Chimamanda su TED

Il pericolo di un’unica storia” si propone come un’arguta riflessione sulle storie, sugli sguardi che si ascoltano e si finisce per adottare, facendo di un punto di vista la realtà, la verità assoluta. E’ da qui che nascono gli stereotipi, secondo Chimamanda: “L’unica storia crea stereotipi. E il problema degli stereotipi non è che sono falsi, ma che sono incompleti. Trasformano una storia in un’unica storia”.


Una realtà distorta

Conoscere un’unica storia, per la Adichi, ha una conseguenza negativa, “rende difficile il riconoscimento della nostra pari umanità. Mette l’accento sulle nostre diversità piuttosto che sulle nostre somiglianze”. E il pericolo – citato nel titolo – risiede proprio nel come mostrare un popolo in base a una singola prospettiva, svariate volte, possa delineare nell’immaginario collettivo un popolo intessuto solo su quel determinato aspetto.

L’autrice stessa confessa di aver avuto questa intuizione a contatto con una coinquilina americana, che credeva fermamente che Chimamanda “venisse da un altro mondo”, fosse diametralmente opposta a lei, meravigliandosi della perfetta parlata inglese – non sapendo che in Nigeria l’inglese sia la lingua più utilizzata -, della musica che ascoltasse (non tribale) riconducibile alla cantante Mariah Carey, e di come fosse in grado di usare i fornelli.

Chimamanda in tutto questo, però, riconosce di essere stata lei stessa, in passato, vittima di questa sorta di “distorsione” della realtà: i racconti della madre in merito a una famiglia povera si limitavano alla loro condizione economica, senza riconoscere che tale famiglia potesse avere anche virtù e capacità.


L’importanza di raccontare più storie

La scrittrice nigeriana – laureata con lode in Comunicazione e Scienze politiche alla Eastern Connecticut State University – oggi si dedica a un’associazione senza scopo di lucro, che ha l’obiettivo di costruire nuove biblioteche e di ristrutturare quelle già esistenti, e di fornire loro libri, laboratori e corsi di scrittura “per chiunque voglia raccontare le nostre molte storie”, perche:

“Le storie sono importanti. Si possono usare per dare forza e umanizzare. Possono spezzare la dignità di un popolo. Ma le storie possono anche riparare quella dignità spezzata