La storia vera della prima architettrice esistita, Plautilla Bricci, nata a Roma nel Seicento e alla ricerca dell’immortalità con le sue opere


“Là dove per gli altri c’era solo un enorme buco io già immaginavo la terrazza con la fontana, la balaustra con le colonnette, la facciata, le statue”. Plautilla Bricci riesce a scorgere come sarà Villa Benedetta prima ancora che sia costruita. E’ la prima donna architetto della storia, o architettrice, come si definisce lei. A raccontare la sua storia, il ritratto dell’epoca e della città in cui è vissuta – la Roma del Seicento – è Melania Mazzucco, in L’architettrice (Einaudi, 2019).

Gli odori (anche nauseabondi), i rumori, le usanze, i valori. Roma è una città ricca di fermento, ma anche il riflesso di un’epoca in cui per le donne è difficile imporsi.

La storia di Plautilla non può che intrecciarsi con quella di tanti altri personaggi, di grandezza storica o di rilevanza minore. Figure che saranno solo di passaggio o che avranno un ruolo fondamentale nella sua vita e nella sua crescita, come quella del padre. E’ lui che quando Plautilla è ancora una bambina, la porta a vedere la carcassa di una balena, straordinariamente spiaggiata nel litorale romano. Una creatura enorme che cambierà per sempre la giovane e il suo destino.


Le ossa erano così bianche che sembravano di marmo, e il relitto somigliava piuttosto ai ruderi antichi sparpagliati lungo la via Appia, ridotti ad ammassi di capitelli spezzati, pilastri sbilenchi cornicioni protesi nel vuoto, che permettono solo di fantasticare la forma originaria dell’edificio


Ciò che resta di quella creatura marina porta con sé qualcosa di molto più grande e affascinante: la prova che, dove il proprio sguardo non arriva, esistono “cose che non conosciamo, e che dobbiamo cercare, o creare”.


La storia della prima architettrice che sia esistita

Parte così un viaggio appassionante che fa scoprire un personaggio storico ricostruito grazie a un complesso lavoro di ricerca svolto dall’autrice. Un romanzo che percorre diverse epoche, attraverso ciò che Plautilla ha lasciato. Un edificio, a differenza di un corpo umano, può restare in vita centinaia di anni, migliaia. Se la mano dell’uomo non decide di distruggerlo.

A seminare nella giovane la passione per l’arte è “il Briccio”: “Per mio padre la pittura era stata un sogno, poi una passione e infine era diventata un lavoro – la passione che gli garantiva il pane quotidiano e un posto nel mondo”. Accanto alla figura del padre quella della madre, dell’amata sorella Albina, del fratello Basilio, dei nipoti. Una famiglia che lentamente lascerà sola Plautilla, ma non vuota. Ricca, al contrario, di piccoli e grandi esempi di vita che le faranno capire cosa lei voglia e non voglia dalla vita.


Imparare ciò che non so mi restituisce la giovinezza. Voglio aggiungere vita ai giorni, e non giorni alla vita


L’architettrice si può definire un romanzo di formazione, un percorso di crescita non solo fisica ma soprattutto mentale che la protagonista compie. Un viaggio attraverso la formazione, le proprie esperienze, i dolori, le perdite che Plautilla dovrà affrontare. Una sfida dopo l’altra per crescere passo dopo passo e trovare la propria strada attraverso l’arte e l’architettura. Staccandosi anche dalle proprie radici.

La stessa arte farà conoscere a Plautilla l’amore, che si rivela dai confini sfumati e pronta a cadere da un momento all’altro, come un muro di mattoni. Una relazione che si scontrerà con le imposizioni della società e non solo. Plautilla finirà per non sposarsi al contrario delle altre donne della sua epoca: “Dovevo procurarmi una rendita, ma Elpidio non poteva essere nello stesso momento il mio amante e il mio padrone. […] Ciò che sapevamo di essere non corrispondeva al nostro ruolo nel mondo”.


L’architettrice: un romanzo storico evocativo

L’architettrice è un romanzo prezioso: catapulta con sapienza nel contesto dell’epoca, passando in rassegna pregi e difetti. Melania Mazzucco li illustra tutti con estrema precisione. La scrittura evocativa rende nitido il quadro storico in cui vive e si muove Plautilla, restituendo il ritratto non solo di una persona ma di una società intera.

Il romanzo descrive infatti i grandi accadimenti che hanno caratterizzato quei tempi come l’arrivo dell’epidemia di peste a Roma, il terremoto di fine Seicento. Ma anche le atrocità della rivoluzione del 1848 nella città eterna, quando Villa Benedetta diventa un teatro di guerra.


La difesa di Roma contro i francesi è stata la sanguinosa affermazione della volontà e del diritto degli italiani a risorgere a nazione libera e indipendente


Attraverso la storia dell’architettrice romana si prende consapevolezza anche dell’evoluzione del concetto di vita dal Seicento ad oggi. “Meno della metà abbiamo superato il primo anno di vita, e la metà della metà il quinto. Ognuno di noi è un sopravvissuto”.

Una realtà che fa riflettere sul valore del tempo, su ciò che si vuole fare della propria vita e per rimanere eterni, come Roma. “Costruire un palazzo, una chiesa, un oratorio, significa cambiare il volto di una città, e appartenere a essa. Per sempre”.

L’architettrice è disponibile anche in versione audiolibro, letto dalla stessa Melania Mazzucco (lo trovi qui).


Se cerchi altre storie (vere) come quella di Plautilla Bricci, qui trovi quella di Vespasiano da Bisticci, il mercante fiorentino di manoscritti vissuto nell’Italia rinascimentale.

Recensione a cura di Sara Erriu