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In Editoria

Clubhouse ed editoria: la nuova frontiera per parlare di libri

Il social network ha già conquistato molti utenti con le sue stanze virtuali e i suoi ospiti


E’ già Clubhouse mania. La nuova app di social networking basata esclusivamente sulla voce ha già conquistato molti utenti e lettori, anche se – ahinoi – solo chi possiede un dispositivo con sistema IOS e inviti ristretti: perché questi sono i requisiti per poter accedere all’app.

Il nuovo social partito negli Stati Uniti ormai un anno fa, oggi sta già contando numerose stanze e conversazioni live anche in Italia, adattandosi ai suoi “abitanti”, toccando qualsiasi argomento, tra cui i libri e l’editoria e colmando quelle lacune dei social tradizionali (soprattutto per quanto riguarda i limiti di partecipazione in diretta e i vari bug che non mancano e rendono l’esperienza stressante).


Conversazioni con professionisti, scrittori e lettori

In questa rete non sono poche le conversazioni avviate da professionisti, scrittori o lettori forti – anche se appena sbarcati (questo spiega la semplicità del suo utilizzo) – che amano chiacchierare, farsi conoscere e condividere i propri interessi anche con sconosciuti. Chiunque infatti può aprire delle stanze (o delle conversazioni), come chiunque può decidere di entrare e partecipare, prendendo la parola per domande o esprimere il proprio punto di vista.

“Leggere più libri contemporaneamente: si può? Raccontateci le vostre abitudini e scopriamo insieme nuovi e curiosi modi di approcciarsi alla lettura”, “Come pubblicare con una casa editrice”: sono queste alcune delle conversazioni avviate in questi giorni sull’affascinante mondo dei libri, che rendono la lettura e la scrittura non più solo un’attività in solitudine, ma frutto di condivisione e confronto.


La centralità della voce

Se le immagini e i video hanno finito per conquistare i “vecchi” social, ora siamo giunti a un cambio di paradigma: sul fascinoso mondo di Clubhouse tutto avviene per chat vocali, ridando alla voce quella centralità che ha sempre avuto in radio. Tutto questo, ovvio, non è una novità assoluta: con il successo emergente dei podcast e degli audiolibri abbiamo ripreso a prestare attenzione ai timbri vocali, ai contenuti liberi da ogni animazione e video che distraggono, ma sicuramente questo nuovo social non può far altro che sorprenderci.


La dipendenza è dietro l’angolo

Attenzione però, sull’ondata dei vari entusiasmi un rischio c’è: considerando che ogni diretta, per il momento, non sia salvabile, chi partecipa alle chat potrebbe farsi conquistare da una curiosità impulsiva, che può sfociare nella dipendenza. Di fronte alla “galleria” di conversazioni infatti chi non vorrebbe ascoltarle tutte? Il rischio sarebbe proprio quello di venire risucchiati in un vortice di live da cui è difficile uscirne.

Sicuramente questo network dovrà ancora essere migliorato, prima di tutto dal punto di vista dell’accessibilità: un social è tale se tutti (non solo i possessori di Apple) possono utilizzarlo.


Il futuro di Clubhouse

Per cercare di prevedere il futuro di questo nuovo social è fondamentale andare a indagare sulle origini, sui principi che hanno condotto alla nascita della piattaforma, e per farlo ci serviamo delle parole dei fondatori Paul Davison e Rohan Seth: “Volevamo creare uno spazio tale per cui quando chiudi l’app ti senti meglio di quando l’hai aperta, perché ti ha permesso di approfondire un’amicizia, incontrare persone nuove e imparare qualcosa” hanno spiegato nel blog dedicato al social network.

La massima è certo molto accattivante e sicuramente l’obiettivo è stato più volte già raggiunto, ma chissà se questa visione verrà mantenuta, dal network stesso (e la sua politica di gestione), ma soprattutto da chi ne fa uso.